Archivi tag: intervista

Marta Casarini, lo chef della parola

Non è proprio da tutti, diciamocelo, il fatto di pubblicare con uno dei più grandi editori italiani di sempre. Siamo un paese che non ama leggere, ma dove tantissime persone tengono nascosto un libro nel cassetto, una segreta ambizione letteraria, magari difficilmente rivelata agli altri. E poi ci sono gli scrittori bravi. Non hanno libri nel cassetto, semplicemente scrivono, e lo fanno

talmente bene da essere notati da qualcuno. È il caso di Marta Casarini, 29enne di Monte San Pietro (provincia di Bologna), a 6 km di curve dalla vita.

Immagine

Marta Casarini, l’autrice

Marta scrive il suo secondo romanzo, “Anita friggeva d’amore”, e pubblica con Fabbri Editori.Perché? Può venire da chiederselo in un paese in cui il premio Strega, dedicato ai giovani scrittori, annovera annualmente vincitori con in media 40 anni sul groppone. Come ha fatto, così giovane?  In realtà vi darete una risposta in fretta se leggerete il libro, più o meno alla fine della prima pagina. Anita è un concentrato di scrittura geniale, un continuo gioco di frasi, metafore e citazioni: il ritmo è incalzante, ogni azione è esaltata ed inondata di analogie che creano una dipendenza quasi patologica e la necessità di sentirne ancora. Sembra lo spettacolo di un comico bravo, dove si vorrebbe che il tempo non scorresse, perché le battute ci portano alle lacrime.

Immagine

Anita Friggeva d’amore

Anita è una ragazza in grado di sentire i sapori delle cose e sa ricrearli nei suoi piatti; così,insieme al nonno/guida Goluàs, decide di aprire un ristorante nel quale i suoi clienti possano chiederle “una gita in bici in riva al fiume”, “l’ultimo giorno di scuola”, “il ritorno di un parente da un paese lontano” come ricordo sensoriale esaltato dalla pietanza. È la storia di come la protagonista abbia imparato dal nonno belga l’amore per la cucina, e di come abbia impiegato questa sua capacità: il tutto in un tripudio di cibo, ricette, condimenti, dove la sangria è una danza un po’ funky fra i pezzi di frutta che si invitano al reciproco movimento e il fritto misto all’italiana è un cadenzato procedimento che non ammette errori. Una storia di vita e di cucina, dove i cibi fanno da padroni nella narrazione dell’infanzia di Anita, della giovinezza del nonno, nelle vicende del ristorante.

«Avere uno stile è fondamentale. È la tua voce, il tuo modo di narrare, ciò che rende originale e potente quello che racconti», mi dice Marta, «Lo stile si crea leggendo. Tanto, di tutto, e non c’èaltro modo per farlo. Leggendo, ascoltando musica, creandosi un gusto e un’opinione critica su ciò che accade, che ci piace e non ci piace, cercando di capire il perché».

Il segreto della giovane autrice sta nella sua scrittura e nella sua incredibile capacità di paroliera,puro spasso letterario, piuttosto che nella profondità di fiction. Non è tanto la trama infatti a colpire nel romanzo, nonostante la geniale idea della ragazza che ricrea ricordi e sensazioni nei piatti, quanto il modo in cui tutto è narrato con perfezione magistrale.

«Quello che scrivo è il frutto delle mie letture, di ciò che ho osservato e del mio vissuto. Ciò significa che le immagini che creo e le storie che racconto sono spontanee, mentre lo stile e il gusto sono formati da anni di appassionata lettura e dal mio spirito di osservazione. Sincerità epassione sono complementari: senza uno di questi elementi non riuscirei a scrivere».

Lo scrivere come passione che nasce dalla passione, una formula che prima Marta ha sperimentato buttandosi in opere letterarie di gusto, per poi mettere in pratica la sua visione di quel mondo attraverso la penna: «Quando la scrittura scaturisce dal cuore, da un’emozione, dauna sensazione sincera, trovo che sia catartica: spesso mi succede di ridere o piangere mentre scrivo, e mi piace entrare completamente nella scrittura. È un’azione totalizzante che coinvolge il corpo e i sentimenti. Amo scrivere a mano e fare piccoli disegni per ispirarmi, e mi piace aggiornare il mio blog, che tratto come un diario personale, per non perdere il gusto di raccontarmi e raccontare».

Per capire esattamente le capacità di Marta Casarini nel giocare con le espressioni, creando ungustosissimo fritto misto di sentimenti, si può solo prendere in mano il suo libro e leggere le prime pagine pensando a lei come uno chef della letteratura:

Allestire un pranzo significa tessere le fila di un destino complesso: solo tu sei in grado di valutare se stuzzicare l’olfatto, la vista o il gusto. Se osare l’orgasmo stimolando tutti i sensi o sollecitare il desiderioseparando i sapori”… E come non pensare a queste parole senza immaginarsi l’autrice che crea frasi così ricercate, amabili e ipnotiche?

Simonluca   

Lascia un commento

Archiviato in Recente passato

Roy Paci: fiato alle..Diversità!

Vi rendiamo partecipi del tempo trascorso col talentuoso cantautore e trombettista (che mezzo mondo c’invidia) Roy Paci. Roy si conferma la persona che conoscevamo già grazie alle sue creazioni musicali: solare e positiva ma anche diretta e senza fronzoli (come piace a noi) nonché profonda, quando serve.

Disquisiamo ancora, come per tutto il mese di Giugno, sulla Diversità.

Buona visione.

Massimo Biondi

Lascia un commento

Archiviato in Recente passato

La diversità raccontata da Vasco Rialzo

Vasco Rialzo, lo scrittore bolognese conosciuto come il fondatore del genere letterario techno, si racconta ai lettori di la terza pagina nella cornice del Gessetto di Bologna, fra riflessioni letterarie e qualche aneddoto sulla sua città.
Bibliografia completa: http://vascorialzo.blogspot.it/

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Recente passato

Gianluca Morozzi racconta la diversità

Scrittore e chitarrista bolognese, classe 1971. Gianluca Morozzi esordisce nel 2001 col romanzo “Despero”, la storia di Karba, il peggior chitarrista del mondo e della sua band, i Despero appunto. Ma il successo arriva nel 2004 con “Blackout”, un thriller quasi interamente ambientato in un ascensore, che tuttavia è anche una denuncia sociale. “Blackout” è stato tradotto in Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Germania e nel 2007 ha ispirato l’omonimo film di Rigoberto Castañeda. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Recente passato