Archivio dell'autore: Vera

Le librerie: dove la creatività dello scrittore e il lettore si incontrano.

Se i caffè e i bar costituiscono la piazza della comunità, le librerie sono luogo di incontro tra l’idea creativa dello scrittore e la curiosità del lettore. Avventore occasionale o habitué il lettore ci trascorre del tempo e ne apprezza l’atmosfera, il rumore, lo spazio, il silenzio, il caos. Piccole ed imbucate o enormi e grandissime si prestano ad accogliere milioni di storie che nascono nella mente degli  autori ed attraverso la carta parlano al lettore talvolta incuriosendolo, emozionandolo e a volte annoiandolo.

Come le più belle piazze del mondo sono degne di essere visitate anche le librerie più belle o importanti del mondo possono essere meta di viaggi.

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Vi presentiamo 4 librerie tra le più belle o importanti al mondo sia perché possiate metterle tra le mete dei vostri viaggi ma soprattutto perché partendo da esse potete, perché no, andare alla ricerca di librerie storiche, sostenibili ed architettonicamente originali anche nel vostro territorio. Statene certi le scoverete!

Berlino – Another country – Una “libreria-biblioteca” sostenibile.

Another country è una libreria dell’usato. Rientra in un genere di iniziative che si stanno diffondendo in  Europa ed anche in Italia negli ultimi anni. Librerie in cui è possibile vendere ed acquistare libri usati al fine di contenere le spese per la cultura e la formazione nella logica di abitudini di vita più sostenibili.

Another country è famosa nel suo genere sia per il numero di titoli disponibili in lingua inglese (oltre 20.000) sia perché è al contempo anche una biblioteca in cui è possibile prendere i testi in prestito per un costo pari a poco più di un euro.

Another country

Parigi – Shakespeare and Company – Una libreria storica.

Famosissima e antichissima questa libreria ha accolto alcuni tra i più importanti scrittori di tutti i tempi, nonché ha contribuito alla diffusione di opere letterarie che nei tempi in cui furono scritte non sarebbero altrimenti state pubblicate.

Shakespeare and Company, situata sulla rive gauche della senna,  negli anni venti ha ospitato scrittori quali Hemingway, Joyce, Fitzgerald (solo per citare i più noti) che vi si recavano per incontrarsi. Durante questo periodo, la sua proprietaria, riuscì a stampare libri vietati nei Paesi anglofoni da cui provenivano (L’Ulisse, L’amante di Lady Chatterley).

Negli anni 50 quella stessa libreria ospitò molti autori appartenenti alla corrente della beat generation.

shakespeare and company

Maastricht – Selexyz Dominicanen – Una chiesa sconsacrata trasformata in libreria.

Stupefacente, la libreria Selexyz Dominicanen, ha certamente una architettura originale. In Olanda, Paese che ha un certo numero di chiese sconsacrate, una cittadina bella e di confine come Maastricht ospita all’interno di una stupenda chiesa gotica sconsacrata una immensa libreria.

Uno spazio vendita di ben 1.200 mq collocato su due piani da cui è possibile vedere da vicino i particolari artistici della chiesa e le luci colorate che provengono dalle immense vetrate a mosaico mentre si legge un libro. Un’opera architettonica incredibile dove strutture moderne e funzionali si mescolano con un sapore antico.

Selexyz Dominicanen

Pechino – Bookworm – Una libreria contro la censura.

In Cina, dove in molte città alcuni testi sono proibiti, Bookworm costituisce un esempio di libreria che contribuisce alla libertà di opinione e alla conoscenza all’interno del Paese. Questa libreria, infatti, promuove testi di letteratura nazionale ed internazionale nonché, attraverso filiali distaccate, stampa libri non permessi in  altre realtà editoriali dell’impero. Circa 16000 titoli sono gratuiti perché è addirittura possibile prenderli in prestito.

bookworm

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La donna tra il sacro e il profano.

“L’espressione One world (un unico mondo) ha diversi significati, ed uno di questi  è che ciascuno di noi è responsabile di tutto ciò che avviene nel mondo. Su questo siamo tutti d’accordo, credo. Ma se il calzolaio o il medico sono responsabili, in quanto uomini, di tutto ciò che avviene sulla terra…il calzolaio ha una responsabilità circoscritta, che consiste nel fabbricare buone scarpe. Il medico, nell’esercizio della propria professione, può scegliere di impegnarsi a fondo nella lotta contro le condizioni insalubri del quartiere o contro la violazione di certe norme igieniche nelle fabbriche…”.

“Anche noi ora che i mezzi di comunicazione e i sistemi di trasmissione delle informazioni da paese a paese sono tanto numerosi, stiamo ormai diventando responsabili di qualsiasi ingiustizia venga perpetuata in qualsiasi punto della terra”.

Fonte: Jean Paul Sartre – La responsabilità dello scrittore.

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Jean Paul Sartre – scrittore, drammaturgo e filosofo francese –  così scriveva nel 1946 affrontando il tema della responsabilità dello scrittore. Sartre sosteneva, sebbene in un periodo storico profondamente diverso da quello attuale, che l’utilizzo delle parole implica  una grande responsabilità individuale a cui nessuno può sottrarsi. La comunicazione, che  ai tempi di Sartre aveva come mezzi principali  il giornalismo e la scrittura, ha il potere di cambiare le cose evidenziandole agli occhi del mondo.

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Noi, voi o loro? La letteratura delle minoranze etniche nella Londra contemporanea

Questa settimana siamo andati a Londra! Tra una passeggiata ad Hide Park e un cartone di fish & chips abbiamo curiosato nelle librerie alla ricerca di autori contemporanei.

Abbiamo così scoperto che Londra, città d’avanguardia per definizione, è stata la prima città a lanciare la moda dei racconti che trattano di personaggi e storie multiculturali.

Niente di più naturale per una città che è nel corso della storia è cresciuta per effetto di consistenti flussi migratori.  L’integrazione culturale, con cui da secoli i Londinesi fanno i conti, è un tema che non ha mai perso il suo fascino, soprattutto dopo gli attentati del 2005.

I libri che parlano di minoranze etniche hanno eco anche nel resto dell’Europa, soprattutto in quei Paesi come l’Italia, dove la multiculturalità rimane, a seconda dei punti di vista, una minaccia ancora da affrontare … o magari un’opportunità da cogliere.

Hanif Kureishi, reso famoso dalla sceneggiatura del film “Lavanderia a gettoni” (My beautifull Laundrette), è stato uno dei primi scrittori londinesi figlio di immigrati a raccontare la città attraverso gli occhi di un pakistano. Nel suo libro “Il mio orecchio sul suo cuore” (uscito in Italia un anno fa) racconta la storia di un ragazzo nato e cresciuto a Londra che si imbatte per caso in un manoscritto del padre mai pubblicato. Il romanzo, dal titolo Un’adolescenza indiana, lo spinge un’analisi nella storia della propria famiglia, una scoperta di valori e della cultura che l’hanno caratterizzata e infine ad un’analisi delle proprie scelte e delle proprie contraddizioni. E’ un romanzo che parla della distanza generazionale che diviene più marcata li dove c’è anche una distanza culturale.

Le contraddizioni della multietnica società inglese sono tema centrale del romanzo “Sotto la nevicata” di Caryl Phillips distribuito anche in Italia. Scrittore di origine caraibica, cresciuto a Leeds in Inghilterra. Il personaggio principale, Keith Gordon, figlio di immigrati indiani, è dirigente dell’ufficio per l’immigrazione a Londra. Vive la sua vita tra la volontà di diventare scrittore e l’impossibilità di dedicarsi a questa professione in un momento in cui la sua vita è governata dal caos. Un divorzio imminente, una figlia che frequenta delle gang di strada e le mille domande che lo attanagliano circa i disagi degli immigrati e il razzismo nella sua nazione. Attraverso Keith Gordon, Phillips si interroga sul concetto di identità e di razza e scopre quanto la Londra contemporanea sia intrisa di contraddizioni sociali che a dispetto della multiculturalità rendono molto difficile l’espressione di una vera identità.

Di tono decisamente umoristico è invece “Agrodolce” romanzo di Timothy Mo. Scrittore nato da papà cinese e mamma inglese, che all’età di sei anni dopo il divorzio dei genitori va a vivere nel retro della loro casa, nel quartiere di servi cinesi. L’esperienza dura pochissimo, dato che viene prontamente ricondotto dalla mamma ad un a vita di stampo inglese, ma segna Timothy che si sente diviso tra due identità culturali e linguistiche. Questa scissione è poi stata tramutata in storie raccontate nei suoi libri. Agrodolce, libro che trae il nome dal maiale tipico della cucina cinese, è un libro dove humor e dramma si mescolano.

Il libro racconta la storia dei Chen, famiglia di Hong Kong, alla ricerca di fortuna nella Londra degli anni settanta. In un Paese dove impazza la cucina cinese, la famiglia Chen rifila pasti di cattiva qualità ai numerosi clienti che ogni sera fanno la fila per una cena trendy.  Vivono nel pieno della cultura inglese i Chen, ma sono ben attenti a non farsi “contaminare”rispettando pienamente i valori e il modus vivendi che la cultura cinese impone, soprattutto per quel che attiene il rispetto dei legami familiari. Tali legami portano i Chen a contrarre ingenuamente un debito con una famiglia cinese in odore di mafia. Questa vicenda li costringerà ad allontanarsi dal proprio quartiere e ad aprire un take away. Da qui inzia una esplorazione più attenta da parte di alcuni membri della famiglia  delle abitudini e cultura inglese, l’apertura si insinua gradualmente nelle pieghe della diffidenza. Il libro, che ha scatenato anche una critica accesa, vuole nelle intenzioni dell’autore essere una critica molto forte delle insidie insite nella cultura cinesa.

Timothy Mo afferma infatti che “La cultura cinese è una cultura pericolosa, in cui le cose buone e le cose cattive si confondono perché nascono dalla stessa idea, dagli stessi valori. Il rispetto per gli anziani è in sé un’ ottima cosa, purché non porti alla incapacità di critica. E così la lealtà e la solidarietà familiare che, portate fuori dalla famiglia, nel mondo, sono responsabili delle forme associative di tipo mafioso. I cinesi vedono nella famiglia, non nell’ individuo, l’ unità della sopravvivenza. E questa mancanza di fiducia nell’ individuo ha creato una società che non è in grado di sostenere nessuna forma di struttura democratica. Che ha sempre portato al totalitarismo e a tirannie corrotte. Alla corruzione del regime mandarino o al totalitarismo di quello comunista, che del resto non è meno corrotto”.

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Noi ed il denaro. Quanta consapevolezza c’è dietro il nostro modo di utilizzare i soldi?

Comportamenti diversi nell’utilizzo del denaro possono contribuire a cambiare l’economia?

Nel dibattito “Non con i miei soldi” che ha avuto luogo a Ferrara, in occasione del Festival della rivista “Internazionale”, lo scorso 6 ottobre si è discusso di questo e si è parlato del ruolo delle banche etiche.Bagaglio a mano ve lo racconta.

Molti di noi hanno del denaro depositato in banca, ma se qualcuno ci chiedesse come questi soldi sono utilizzati probabilmente non sapremmo rispondere.

Ci siamo mai chiesti se i nostri soldi finanziano imprese solide ed in grado di generare sviluppo? Se queste imprese finanziano attività illegali? Come trattano i propri lavoratori?

A queste domande stanno cercando di dare una risposta le cosiddette banche etiche. Un esempio a livello internazionale è quello di Charity Bank . In Italia lo stesso tipo di servizio viene offerto da Banca Etica.

Il servizio offerto da queste banche è non soltanto quello di investire il denaro dei risparmiatori ma di fornire agli stessi informazioni sull’utilizzo che viene fatto del proprio denaro. I correntisti di Charity Bank per esempio possono andare a visitare i siti produttivi e le attività economiche che vengono finanziate mediante il proprio denaro. La caratteristica cardine di tali istituti sembra essere proprio l’ accesso trasparente alle informazioni inerenti l’ investimento.

Secondo Ugo Biggieri di Banca Etica “i giovani oggi hanno difficoltà nell’associare alla parola democrazia la parola mercato. Il mercato è un luogo di libertà ma noi confondiamo il concetto di libertà con il concetto di liberismo. Se nel mercato disponiamo delle azioni di un’azienda abbiamo il diritto di chiedere come si comporta con i lavoratori, se va in paradisi fiscali, cosa fa con i nostri soldi. Le istituzioni (Banche centrali, organismi di vigilanza,…) non sempre tutelano l’interesse collettivo dando una risposta a queste domande”. In sostanza Biggieri dice che l’assenza di trasparenza nell’utilizzo dei soldi fa percepire il mercato, l’economia non come un contesto in cui si ha l’opportunità di creare e sviluppare ma come una scatola nera di cui è difficile capire il contenuto e che troppo spesso si risolve a vantaggio di pochi.

Prima di rivendicare nuove regole economiche che provengano dalle istituzioni occorrerà assumersi delle responsabilità individuali ed avere una maggiore consapevolezza delle scelte che si fanno. Decidere consapevolmente come investire i propri soldi, come svolgere il proprio lavoro, quale atteggiamento assumere verso le istituzioni può essere un modo per assumersi delle responsabilità come cittadini.

“Questa è la democrazia insita in un sistema di mercato. Non esiste democrazia se non sono questi i valori della gente. Non esiste democrazia senza partecipazione ed ascolto”.

Come si inserisce Banca Etica in questo discorso non di economia ma di democrazia?

Per Biggieri il legame è molto stretto “Chi oggi lavora e porta avanti le attività di banca etica non ha dichiarato dei valori da mettere in atto con la creazione della banca. Chi ha creato questa banca ha portato dentro la propria vita personale ed i valori a cui essa si appoggia. Sono persone che volevano affrontare problemi di giustizia sociale, e nel 2002 uno strumento disponibile sul mercato era la banca. Era l’unico strumento che  le persone potevano veramente riconoscere ed apprezzare”.

Alla domanda se le banche etiche hanno avuto un impatto negativo a causa della crisi Biggeri risponde che “inziative come queste, molto deboli rispetto a quelle dell’economia tradizionale, hanno mostrato una maggiore resistenza in tempi di crisi.  Proprio perché i criteri su cui poggia e gli obiettivi che si pone non sono propriamente quelli dell’economia tradizionale”.

Ma come fa una banca etica a valutare la bontà di coloro che finanzia?

“Non utilizza meramente una valutazione numerica, un rating per definire la solvibilità del cliente. Si avvale di valutatori che lavorano sui territori e che analizzano gli investitori attraverso le conoscenze dirette”.

Ma che volumi di risparmio gestisce una banca etica?

“Un numero piccolissimo, una percentuale ridicola rispetto al volume di risparmi gestito dalla banca tradizionale. Per es. Banca Etica ha un risparmio gestito pari a circa 800 MLN di euro. Questi numeri ridotti fanno si che le iniziative di investimento siano limitate a settori prevalentemente no profit. Cosa che invece non accade in Inghilterra per Charity Bank dove l’investimento è orientato molto anche alle imprese”.

Vale dunque la pena investire in una banca etica? Noi della terza pagina lasciamo a voi i commenti, intanto andiamo a fare un giro nelle banche etiche e speriamo al più presto di sapervi dire.

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“Dov’ è cavasuzu?” –Michela Murgia parla del NOI al festival della letteratura di Mantova.

Questa settimana proseguiamo la nostra passeggiata tra le vie di Mantova, dove il 9 settembre scorso abbiamo incontrato Michela Murgia, Nata come blogger e divenuta famosa con la pubblicazione del libro“Il mondo deve sapere”, dove  denuncia le condizioni di sfruttamento praticate all’interno di un call center. Ci  fa riflettere sul significato della parola “noi” partendo dalla sua Sardegna, per portarci altrove.

(dal Festival della Letteratura di Mantova -5-9 settembre 2012 www.festivaletteratura.it).

“Noi” Michela Murgia e Sandro Bonvissuto

Dibattito dell’08 settembre 2012

“Io il noi non lo sopporto. Non capisco proprio perché mi hanno dato questo tema” è cosi che Michela Murgia ha esordito dinanzi al pubblico di palazzo San Sebastiano a Mantova.

Parte con slancio spiegando la sua diffidenza verso questa parola. “Dire noi molto spesso significa dire loro. Il noi innalza dei muri tra chi mi assomiglia e chi è diverso. Il noi è spesso un’area comoda in cui rifugiarsi per non assumersi direttamente le proprie responsabilità; un modo per sfuggirvi insomma”. Continua a leggere

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Scrittori migratori. Claudio Magris, come Chatwin, nell’Europa Danubiana.

“Il vero domicilio dell’uomo non è la sua casa ma la strada … e la vita essa stessa è un viaggio da fare a piedi” (Bruce Chatwin)

“Si può anche scoprire il mondo restando seduti su un banco” (Claudio Magris)

Cari amici di bagaglio a mano, dopo un periodo come quello estivo spesso ricco di viaggi e di scoperte, parleremo di “scrittori migratori”.  Tra questi Claudio Magris, scrittore triestino, che con il suo romanzo più famoso (Danubio) ci accompagna in un viaggio spazio-temporale nell’Europa Danubiana. Continua a leggere

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Il Portogallo “Sostiene…” la libertà di scrivere.

Lo scrittore deve sempre rispondere a quello che sente, mai costringersi a scrivere quello che non sente. Tutto è narrabile. Tutto ha legittimità di essere narrato. Poiché tutto ciò che esiste merita di essere raccontato.

La capacità di dubitare è molto importante, quasi a livello fisiologico: bisogna dubitare delle religioni fondamentaliste che non ammettono dubbi; dei regimi politici imposti, che non ammettono dubbi, di ogni forma estetica di perfezione, che non da spazio al dubbio. Anche se esistono dei valori fondamentali sui quali non è possibile equivocare: come l’affermazione «Tratta il prossimo tuo come te stesso», o la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

 (Antonio Tabucchi)

Cari amici di bagaglio a mano, questa settimana ci rechiamo in Portogallo dove parleremo della libertà di scrivere attraverso il contributo di scrittori come Antonio Tabucchi (1943-2012) e José Saramago (1922-2010). Il primo di origine italiana ma con una vita trascorsa prevalentemente in Portogallo, il secondo portoghese.

Il Portogallo, terra di indiscusso fascino sia per la posizione geografica (“terra alla fine del mondo”) che per la sua storia di esplorazione e conquiste, è un Paese in cui il tema della libertà seppur con modalità diverse ha sempre avuto un ruolo centrale. La libertà altrui negata durante il periodo coloniale e poi la libertà cercata durante la dittatura di Salazar (dittatura durata oltre 50 anni e terminata con la rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974).

La restrizione della libertà di opinione e di stampa in terra Lusitana(nome antico del territorio portoghese)  durante il periodo fascista viene efficacemente denunciata e genialmente descritta da Antonio Tabucchi all’interno del suo romanzo più famoso: “Sostiene Pereira”.  Da questo stesso romanzo è stato tratto l’omonimo film diretto da Roberto Faenza e interpretato da Marcello Mastroianni. La storia è  ambientata a Lisbona nel 1938 durante il regime di Salazar e narra le vicende di un giornalista di nome Pereira. Pereira, splendidamente interpretato da Mastroianni nel film, è un uomo mediocre e senza idee politiche, dedito solo alla letteratura e al ricordo di sua moglie morta. L’arrivo in redazione di un impavido scrittore di origini italiane, metterà a repentaglio la sua tranquillità, costringendolo ad una scelta: censurare i testi irriverenti e sentiti del provetto giornalista oppure contribuire ad affermare una maggiore libertà di opinione e di stampa nel proprio Paese.

Pian piano, Pereira risveglia la propria “confederazione delle anime” ed intraprende un percorso di cambiamento interiore che lo costringe a prendere coscienza della realtà del regime in cui vive, le violenze, il clima di intimidazione, la censura cui è sottoposta la stampa, tutte cose cui non aveva fino ad allora fatto caso, isolato com’era dalla vita reale, concentrato solo sul pensiero della moglie, sulla letteratura e sulla paura della morte.

Tabucchi è stato, sia per i suoi romanzi ma anche per il suo impegno civile, definito “l’uomo della libertà”. Ha sempre ricercato nella società quella libertà di pensiero che rivendicava per se stesso, ma anche per tutti gli altri. A tal proposito ha ricevuto il premio «Francisco Cerecedo» per la libertà di opinione attribuito ogni anno dal Principe delle Asturie in Spagna.

Non da ultimo il 1º luglio 2008 Tabucchi, in un’intervista a MicroMega, aveva dichiarato la propria adesione all’iniziativa di scendere in piazza l’8 luglio 2008 contro le cosiddette “leggi-canaglia” varate dal governo Berlusconi. Lo scrittore rispetto alla situazione politica italiana ha preso una netta posizione dichiarando l’“emergenza democratica”.
Per  contribuire allo sviluppo di un informazione più variegata in Italia il 23 settembre 2009, Tabucchi, insieme a Chierici, Travaglio, Beha e altri, ha collaborato alla scrittura del nuovo giornale Il Fatto Quotidiano.

Scrittore nato e cresciuto in Portogallo impegnato anche sul fronte politico per l’affermazione della libertà di opinione nel suo Paese è José Saramago. Nel 1947 scrisse il suo primo romanzo Terra del peccato non accolto positivamente dal dittatore Salazar a cui Saramago si é sempre opposto tenacemente e dal quale era sempre stato pesantemente censurato nella propria attività giornalistica. S’iscrisse in seguito clandestinamente al Partito Comunista Portoghese riuscendo sempre ad evitare di finire nelle mani della polizia politica del regime.

Dal 1974 in poi, in seguito alla cosiddetta rivoluzione dei garofani  Saramago si dedicò completamente alla scrittura e gettò le fondamenta di quello che può essere definito un nuovo stile letterario ed una nuova generazione post-rivoluzionaria.

Il riconoscimento a livello internazionale arrivò solo negli anni novanta, con Storia dell’assedio di Lisbona, una delle più belle storie d’amore mai scritte, il controverso Il Vangelo secondo Gesù Cristo e Cecità. Nel 1998 gli venne assegnato il premio Nobel per la letteratura.

La sua percezione della scrittura e soprattutto della libertà di scrivere è ben rappresentata da quanto affermò nel discorso fatto dopo la premiazione “l’uomo più saggio ch’io abbia mai conosciuto non era in grado né di leggere né di scrivere”. SI riferiva a suo nonno.

 

Libri consigliati

Autore: Antonio Tabucchi

Titolo: Sostiene Pereira

Autore: Josè Saramago

Titolo: Cecità

Autore: Valeria Tocco

Titolo: Breve storia della letteratura portoghese

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La letteratura Cilena e la Libertà raccontata dalle sue donne.

La libertà non riguarda gli altri, ma noi stesse. Io però non ho mai pensato che si potesse affrontare questa lotta escludendo gli uomini. Il rapporto fra uomo e donna è centrale. Ma ancora dobbiamo combattere la nostra dipendenza passiva dagli uomini. (Marcela Serrano- Intervista al Festival della letteratura di Mantova – settembre 2011).

Nel mio Paese dalle donne ci si aspetta sempre che controllino e nascondano i loro desideri ed io invece ho creato, forse per reazione, soprattutto personaggi maschili molto “controllati”, le donne invece sono passionali e sensuali. (Isabelle Allende – Intervista a Librialice del 13 marzo 1998). Continua a leggere

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La letteratura Europea. La ricerca di una identità comune attraverso la Diversita’.

Ciò che è alla base della costruzione di una competenza letteraria e culturale europea è l’interazione tra l’identità e la differenza, l’identità e la diversità (Guy Achard-Bayle – Université de Metz)

La difficoltà di pensare l’Europa è innanzitutto questa difficoltà di pensare l’uno nel molteplice, il molteplice nell’uno (E. Morin, Pensare l’Europa).

Amici  di bagaglio a mano, nel pensare al tema della diversità il nostro viaggio nella letteratura non può che portarci in Europa. La letteratura del vecchio continente si caratterizza per la forte diversità linguistico-tematica delle opere ma anche per l’esistenza di una base di valori comuni che ne tratteggiano  l’identità. Continua a leggere

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Spagna. Il cammino di Santiago e la letteratura compostellana.

La letteratura jacopea. “Non voglio conoscere la storia, voglio viverla, berla mangiarla. Amen!”

Cari Amici della terza pagina questa volta con bagaglio a mano andremo a curiosare  tra gli scritti riguardanti  uno dei più antichi e famosi sentieri di  pellegrinaggio d’Europa, il Camino de Santiago. Un percorso di ben 760 Km che credenti e non, provenienti  da tutta Europa, hanno attraversato fin dal Medioevo. La voce dei pellegrini ha dato vita alla letteratura jacopea.

Fonte: Alix De Saint André – Avanti in Cammino – Editore Terre di mezzo

 “Il cammino non ci dà tregua. Non soltanto è un continuo saliscendi, ma si passa dal paesaggio sublime alla discarica, dai campi immensi agli stabilimenti dimessi, da piccoli sentieri che profumano di nocciolo a ingrati marciapiedi lungo autostrade dove i camion passano a tutta velocità suonando il clacson come pazzi, da valichi vertiginosi e brinati a pianure ardenti ed aride, da campanili con le campane a festa a cigolanti mulini a vento, ecco questa brutta bestia di cammino; mai il tempo di farci l’abitudine!”

Alix de Saint André, giornalista francese e scrittrice, descrive così la varietà e mutevolezza di paesaggi che incontra il pellegrino sulla strada per Santiago (la Navarra e la Rioja dai cieli carichi di pioggia, le città medievali e le sterminate pianure della Castiglia e Leon, il prati inglesi e le scogliere a picco della Galizia). Il suo libro “Avanti, in cammino”, che in soli 4 mesi ha  venduto più di 80.000 copie soltanto in Francia, è un ottimo diario di viaggio e scritto rappresentativo della letteratura compostellana.

La letteratura odeporica compostellana raccoglie un vasto e insieme di testi riguardanti il tema del viaggio e del pellegrinaggio. Ha origini molto antiche. La  prima Guida del Pellegrino fu scritta ben nove secoli fa dettagliando  tappe,  città, luoghi e indicando ospedali (ossia le case del pellegrino in cui veniva  e viene tuttora offerta ospitalità).

“Il cammino ci fa vivere in un mondo parallelo. Vicinissimo alle città, e nello stesso tempo in nessun luogo. In un mondo di piccoli sentieri e di piccole frazioni che circondano con allegria le strade maestre. Un mondo di alberghetti e piccoli agriturismi, dove evolve anche una popolazione parallela, contenta di essere dov’è. Di farvi vedere come è bello li.”

Alix, compie il cammino per ben tre volte, e ce  lo racconta con una consapevolezza crescente. La profondità del suo sguardo non è mai pesante,  controbilanciata da un’ affettuosa ironia. Il lettore viene accompagnato in una lettura sempre più introspettiva facendolo ma mai noiosa ed estranea. E’ facile immedesimarsi anche se il cammino non lo si è mai fatto

Accanto alla letteratura di viaggio un grande  spazio ha anche la letteratura esoterica che, partendo da radici cristiane, associa al viaggio ai concetti di Sacrificio e Purificazione  e vede nella ricerca esistenziale il modo di arrivare ad una certa “Conoscenza” terrena, distaccandosi dall’ideale cristiano del raggiungimento della Vita Eterna. Un esempio di tali scritti è “Il Cammino de Santiago” di Paulo Coelho.

Gli scritti jacopei trovano anche un’ampio spazio nella saggistica, attraverso ricerche e scritti che nel corso dei secoli hanno documentato i luoghi e la storia del cammino.

Tema ricorrente della letteratura jacopea é  sicuramente la multiculturalità  e la ricerca di senso.

Sulla strada ci sono “Tutti. Un miscuglio di età, di nazionalità, e perfino di convinzioni, a quanto pare”. Santiago è il traguardo di un viaggio tutto Europeo “ giovani spagnoli, ragazze dell’est, svizzere tedesche…”.  Dopo aver percorso strade provenienti da ogni parte del continente a Roncisvalle i pellegrini di tutta  Europa si incontrano.

Ma cosa ha portato in tanti, fedeli e laici, per secoli a percorrere il cammino ? Cosa gli ha dato?  “Tanto. Cose semplici” dice Alix.

E’il sogno di solitudine e meditazione quasi mai realizzato dall’uomo che lo porta ad essere in contatto con se stesso e ad ascoltare la sua voce, a seguire il tracciato della propria esistenza, a renderla unica. L’allontanarsi dai ritmi serrati e dalla frenesia della quotidianità ed il procedere ad un passo più lento, in un mondo parallelo, liberandosi dalla paura di non arrivare. E dall’ossessione di arrivare.

“Per riflettere una nuova Europa, che non può essere costruita solo sull’economia e sulla politica, per cercarne il suo cuore antico, cosa meglio di quella via millenaria, percorsa persino da san Francesco? “

Libri per continuare il viaggio

Autore: Alix De Saint André

Titolo:  Avanti in Cammino

Tipo: diario di viaggio/romanzato

Autore: Paulo Coehlo

Titolo:  Il cammino di Santiago

Tipo:  letteratura esoterica

Autori:   Piergiorgio Odifreddi (matematico – ateo)

Sergio Valzania (giornalista – credente)

Titolo:   La via lattea

Tipo:    diario di viaggio/dialoghi

Vera

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