Archivio dell'autore: lithien

Viaggio ad Eä: scrivere un nuovo universo

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Fonte: www.tolkienestate.com

Alcuni autori utilizzano la parola scritta per costruire mondi nuovi, che nessuno aveva mai nemmeno provato a immaginare. Tra questi, quelli bravi scrivono di situazioni inconsuete; quelli molto bravi inventano scenari inediti, ma pur sempre codificabili dall’immaginario collettivo. Il fuoriclasse, invece, cambia completamente le regole, e plasma nuovi universi, popolati da nuove creature, che parlano nuove lingue e hanno nuove caratteristiche peculiari. Creando – anche inconsapevolmente – un genere. Nuovo, naturalmente.

L’autore in questione, padre del fantasy moderno, è un filologo, glottoteta e professore inglese di linguistica, nato in Sudafrica nel 1892, di nome John Ronald Reuel Tolkien.

Tutto nasce dal suo vizio segreto (dal saggio omonimo) di creare nuovi linguaggi, scintilla della creazione di una delle saghe più famose di tutti i tempi: quella de Il Signore degli Anelli, insieme a Il Silmarillion e Lo Hobbit un trittico impareggiabile.

“Nessuno mi crede quando dico che il mio lungo libro (Il Signore degli Anelli) è un tentativo di creare un mondo in cui una forma di linguaggio accettabile dal mio personale senso estetico possa sembrare reale. Ma è vero.”
(Tolkien – Lettere)

Oltre all’ambientazione compiuta delle “sue” lingue, Tolkien voleva fortemente dare corpo a una “mitologia originale per la lingua inglese”. E ha creato un’opera epica ed evocativa, disegnando archetipi immortali per tutti i generi artistici.

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Prendi l’arte…

In occasione della 37° edizione di Artefiera, La Terza Pagina ha visitato l’esposizione: condivido l’aforisma di Mimran come chiave di lettura per commentare ciò che mi ha più colpito.

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Nel 2013 ad Artefiera un po’ di cose sono cambiate: la nuova direzione artistica, per cominciare, che ha originato un nuovo approccio a spazi e contenuti. E’ stata allestita un’apposita area – ITALIAN STORIES – per rileggere la storia dell’arte italiana attraverso le opere degli espositori. Inoltre, la sezione SOLO SHOW, in cui le gallerie hanno proposto allestimenti monografici su un singolo artista. Sempre più rilevante lo spazio dedicato alle giovani gallerie: artisti esordienti e progetti sperimentali per conoscere le ultime tendenze dell’arte moderna.

Un’edizione ben riuscita, con un afflusso di pubblico sempre maggiore, anche grazie alle iniziative collegate alla città di Bologna, in cui la notte bianca dell’arte si è evoluta nel progetto ART City: un circuito di eventi, installazioni ed allestimenti, legato alla manifestazione fieristica, che ha permesso di dare visibilità ed ampio respiro ad esposizioni più durature e libero accesso al patrimonio artistico locale.

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Non chiamatelo semplicemente Incubo

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Recentemente ho avuto il piacere di incontrare un giovane autore, Simonluca Renda, che cura la neonata collana Artgotique per l’editore Hermatena, in occasione della presentazione del primo volume: SATIRO DEMONE FOLLETTO, I mille volti dell’Incubo.

L’obiettivo della collana è di indagare alcune figure occulte del folklore con un approccio storico e libero da pregiudizi. Per uno sguardo più approfondito: www.hermatena.it

Dal fenomeno dell’efialte (o paralisi del sonno) parte la disamina della figura dell’Incubo, dalla sua prima connotazione in epoche precristiane fino al suo sviluppo contemporaneo. Continua a leggere

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Quando la luce pagana illumina il divino

Dal 6 al 9 dicembre, nella città dei fratelli Lumiére, dei compositori Jarre e dello scrittore Antoine de Saint-Exupéry, si tiene – non a caso – uno degli eventi visivi e musicali più suggestivi d’Europa: la Festa delle Luci. Uno spettacolo mozzafiato, le cui numerose performance richiamano a Lione quasi quattro milioni di visitatori ogni anno.

La celebrazione nasce come tributo religioso alla Vergine Maria, ma negli anni ha acquisito un carattere così turistico che molti gruppi cattolici oggi manifestano fortemente la necessità che siano recuperati in pieno i sacri significati che ne hanno ispirato l’istituzione. Continua a leggere

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Migrare per amore e per principio

Sono di ritorno da Lione, dove ho conosciuto una cultura frizzante, molto lontana dagli stereotipi, e un piccolo gruppo di italiani emigrati oltralpe.

Tra questa varia umanità ho avuto modo di chiacchierare approfonditamente con un ragazzo di 38 anni, gli ultimi due vissuti in Francia, che accetta di condividere la sua esperienza.

Giovanni è cresciuto, si è laureato e ha lavorato a Bologna fino al 2010, quando si è trasferito in Francia. Le motivazioni che l’hanno convinto a lasciare l’Italia riguardano due forti sentimenti: l’amore e il desiderio di riscatto, in egual misura.
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La migrazione suprema

Decidere di abbandonare il luogo che ci appartiene e ci rappresenta per un ambiente del tutto nuovo e sconosciuto è un atto estremo, spesso dettato più dal senso di sopravvivenza che non dal coraggio o dalla passione per l’avventura. Ma c’è un tipo di migrazione che non contempla alcuno spostamento fisico: quando il viaggio è interiore non serve percorrere lo spazio e la meta diviene la speranza di evolvere spiritualmente.

In uno dei romanzi gotici più densi e magici del secolo scorso, Il Golem (Gustav Meyrink – 1915), il viaggio verso la redenzione dell’anima è rappresentato in maniera del tutto inusuale, attraverso il tema del doppio della Kabbalah ebraica. Continua a leggere

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La creazione di un mondo parallelo per liberarsi della realtà: la soluzione di Lovecraft

Eccoci di nuovo insieme. Voi, io e Lovecraft, intendo.
Se nel post precedente lo spunto per esplorare i confini della libertà creativa era uno scherzo diventato leggenda, qui vorrei proporvi una riflessione sul come questa creatività possa liberare da una realtà misera e alienante.

Innanzitutto, come ha vissuto Howard Phillips Lovecraft?
Nato a Providence, Rhode Island, nel 1890 in una famiglia borghese, quando ha appena tre anni il padre, rappresentante commerciale, è internato in un istituto di igiene mentale, da cui non farà più ritorno se non per brevi periodi. Howard viene cresciuto dalla madre, donna nevrotica e iperprotettiva, e dal nonno materno, che lo inizia alla letteratura fantastica. A cinque anni comincia a soffrire di spaventosi incubi, popolati da demoni orribili – i Magri Notturni – che lo accompagneranno per il resto della sua vita. Cioè circa quindicimila notti. Continua a leggere

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Quando la libertà creativa dà vita alla leggenda: lo scherzo di Lovecraft

Credo che il fascino dell’idea di libertà sia insito nella possibilità di infinito che evoca.
Essere liberi significa, in senso lato, che nella dicotomia libertà – costrizione ha vinto nettamente la prima, e che quindi, potenzialmente, il proprio raggio d’azione non ha limiti.

Quando si tratta di letteratura, questo si traduce nella possibilità, per l’autore, di dare vita a qualsiasi scenario.

Questo mese, per il tema della libertà, vi propongo un autore gotico straordinario, padre del filone fantascientifico, che ha indirizzato la propria creatività verso luoghi davvero inesplorati: Howard Phillips Lovecraft (Providence, 1890 – 1937). Continua a leggere

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Diverso da tutti (parte II)

(continua dal post precedente: http://laterzapagina.org/2012/06/11/diverso-da-tutti-parte-i/)

Il potere oscuro del Mago scatena in tutti i personaggi mutamenti insospettabili. Le quattro identità che gli fanno da contraltare hanno inizialmente personalità apparentemente finite e definite, quasi a formare con il quinto – il malvagio – un pentacolo rappresentativo delle diverse incarnazioni dell’animo umano. Ma l’imminente pericolo origina un’evoluzione di pensiero e di azione che ne sfuma i profili, costringendoli a confrontarsi con i propri limiti e le rispettive paure, tanto che appare inevitabile combattere usando anche armi occulte.

Margaret ha perso ogni controllo della propria volontà, manipolata dal perverso Haddo. Fisicamente sembra sempre la stessa, ma ha acquisito una passionalità languida che la rende luminosa e sensuale, libera da un contegno quasi stucchevole. La progressiva perdita della già scarsa umanità di Haddo viene invece compensata da un generoso acquisto di peso, quasi che il suo sia un essere mostro nell’anima e nel corpo.

Arthur, eroe pragmatico che derideva qualsiasi speculazione mistica, recupera memoria dell’infanzia vissuta in un oscuro Oriente popolato di misteriosi riti, ed approccia con autentico coraggio la lotta impari che lo attende. Il dottor Porhoët, che vive consapevolmente il conflitto tra scienza e superstizione, mantenendo però un possibilismo immobile, si presta a dare vita ai rituali così tanto studiati e mai realmente eseguiti. La compassata Susie, dapprima incuriosita dalle scienze occulte, che investigava con divertita ironia, svela il suo amore non corrisposto accettando persino di mettere a rischio la vita.

La battaglia finale è esclusivamente fisica, e mette a confronto due diverse scelte di campo nell’essere uomo. Riusciranno la forza dell’onestà e del coraggio ad illuminare gli abissi più oscuri della natura umana?

Maugham inventa un demone decisamente inconsueto, privo delle usuali manifestazioni soprannaturali del gotico. Non c’è possessione, né mutazione genetica, né alcuna influenza innaturale che possa giustificare una tale malignità. E anche la religione perde ritualità, poiché non incarna l’archetipo (molto stantio) della suprema salvezza dal mostro; anzi la figura del creatore viene usata solo come termine di paragone. Sono ossessionato dal desiderio di essere come Dio – dice Haddo, che richiama senz’altro il mito di Faust, ma non ne ricalca la grandezza, né i sommi scopi. Non gli serve stringere alcun patto, è egli stesso il vero demonio.

Un romanzo moderno, che tratta di un’umanità diversa, deviata e deviante, tale da soggiogare la psiche altrui con sottili tecniche di manipolazione. Qui il male è ancora più inquietante, poiché non deriva da una contaminazione infernale, ma dall’esaltazione degli umani vizi più empi: il disprezzo per la vita, il delirio della conoscenza, il desiderio di onnipotenza, la sfida della creazione.

Di scottante attualità, poiché il confronto con la diversità, sia essa di ispirazione per raggiungere le vette più alte dell’espressione umana, sia invece di natura malvagia e prepotente, lascia tuttora smarriti.

Perché costringe inevitabilmente a mettere in discussione le certezze granitiche, a farsi domande imbarazzanti, a sondare gli angoli più nascosti e sconosciuti del proprio intimo. Ma, che sia per difendersi da un tentativo di ingerenza o semplicemente per cogliere nuove insospettate sfumature della natura umana, confrontarsi con ciò che è diverso insegna a sviluppare lo spirito critico. E la consapevolezza è decisamente l’antidoto più efficace alla povertà di spirito.

Lithien

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Diverso da tutti (parte I)

Arthur Burdon e il dottor Porhoët passeggiavano in silenzio. Avevano pranzato in un ristorante sul Boulevard Saint Michel, e ora facevano quattro passi per i giardini del Luxembourg. Il dottor Porhoët camminava con le spalle curve, le mani dietro la schiena. Osservava la scena con gli occhi dei tanti pittori che hanno cercato di esprimere il loro senso della bellezza attraverso il giardino più affascinante di Parigi.
(Il mago – 1908)

Ambientato agli inizi del Novecento tra Parigi e Londra, Il Mago di William Somerset Maugham racconta dell’incontro di una coppia di promessi sposi, e dei due rispettivi amici, con un pericoloso individuo che li imprigionerà in una tragica spirale di orrore.

Oliver Haddo ha una figura imponente, è alto e molto grasso. Ha una massa di capelli scuri e ricci colpita da calvizie e veste in modo quantomeno eccentrico. Inoltre è rumoroso, spavaldo, arrogante di una boria sconveniente. Non dimostra alcun rispetto per le basilari regole dell’educazione e parla solo delle sue battute di caccia grossa e della sua vasta cultura scientifica ed artistica. Ma il particolare più sconvolgente è il suo sguardo: egli non fa convergere gli occhi – di un azzurro chiarissimo – sull’occasionale interlocutore, li mantiene anzi paralleli tra loro, come se la sua attenzione fosse catturata da un punto oltre di esso e la vista potesse passare attraverso la materia del suo corpo.

Infine, con un sorriso sardonico, si definisce un mago.

E’ fisicamente, caratterialmente ed emotivamente lontano da ciò che il costume comune identifica con un gentiluomo. La sua alterità ispira sia un profondo disgusto che un ambiguo fascino, tanto che riesce sempre a catalizzare tutti i presenti su di sé, con un perverso magnetismo da cui trae evidente godimento.

Al primo incontro tra i cinque, lo stridore delle differenze è altissimo. L’intreccio svela molti piani di diversità: tra i due giovani, di natura opposta ma uniti da un intenso sentimento; tra i due amici della coppia, incompatibili per estrazione ed atteggiamento ma legati da fraterno affetto; e nelle singole reazioni allo strano ospite.

Arthur Burdon è un uomo solido e pragmatico: abile chirurgo, totalmente sicuro di sé al tavolo operatorio, ma limitato e cauto nelle relazioni sociali, poiché disinteressato a tutto ciò che non ha alcun senso pratico. Margaret Dauncey, invece, studia con passione qualsiasi forma di arte. Possiede una rara bellezza e un notevole portamento, ma non sembra tuttavia dotata della profondità necessaria ad apprezzare appieno i sublimi dettagli nelle opere che tanto ammira.

Mentre Arthur non nasconde il suo disprezzo per un individuo dedito ad interessi ridicoli e che non svolge una seria professione, Margaret ne è addirittura disgustata, sia per l’aspetto ripugnante che per i modi osceni.

Colpito sul vivo da una giustificata aggressione di Arthur, Haddo rivela un potere di persuasione che riesce a soggiogare qualsiasi mente, annullandone completamente la volontà a tutto vantaggio della propria. E per vendicarsi del nemico lo scaglia su Margaret, con sottile premeditazione, intrappolandola in una sordida ragnatela di terrore e schiavitù.

Maugham stravolge l’archetipo gotico della diversità: il mostro, quale espressione di pura malvagità, è completamente umano. Il bene e il male crescono nello stesso grembo, che non ha nulla di soprannaturale. Haddo è uomo, intelligente, dotato e perverso. La sua malignità è ancora più inquietante, poiché ha origine dalla sua umanità.

Ma come può Arthur affrontare questo demone nell’anima?

Lo scopriremo insieme nel prossimo post…
Lithien

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