Prendi l’arte…

In occasione della 37° edizione di Artefiera, La Terza Pagina ha visitato l’esposizione: condivido l’aforisma di Mimran come chiave di lettura per commentare ciò che mi ha più colpito.

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Nel 2013 ad Artefiera un po’ di cose sono cambiate: la nuova direzione artistica, per cominciare, che ha originato un nuovo approccio a spazi e contenuti. E’ stata allestita un’apposita area – ITALIAN STORIES – per rileggere la storia dell’arte italiana attraverso le opere degli espositori. Inoltre, la sezione SOLO SHOW, in cui le gallerie hanno proposto allestimenti monografici su un singolo artista. Sempre più rilevante lo spazio dedicato alle giovani gallerie: artisti esordienti e progetti sperimentali per conoscere le ultime tendenze dell’arte moderna.

Un’edizione ben riuscita, con un afflusso di pubblico sempre maggiore, anche grazie alle iniziative collegate alla città di Bologna, in cui la notte bianca dell’arte si è evoluta nel progetto ART City: un circuito di eventi, installazioni ed allestimenti, legato alla manifestazione fieristica, che ha permesso di dare visibilità ed ampio respiro ad esposizioni più durature e libero accesso al patrimonio artistico locale.

Due sono gli artisti che mi hanno catturato completamente: lo scultore Aron Demetz e il pittore Fulvio Di Piazza. In linea con la rivalutazione dell’arte moderna e contemporanea italiana nel mondo, ho scelto (anzi: loro hanno scelto me) due connazionali che, seppur diversissimi per scelte artistiche, tecniche e linguaggi, mi hanno ispirato una visione simile del ruolo dell’essere umano.

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Aron Demetz, classe 1972, nasce in Val Gardena e scolpisce solo legno, che utilizza anche insieme a resine naturali, cera d’api, argento e acciaio. Viene da un’area in cui la scultura lignea ha un’eccellente tradizione, soprattutto nelle raffigurazioni sacre, ma che in epoca attuale è spesso relegata in spazi residuali. A differenza dei suoi conterranei e della tendenza contemporanea, Demetz sviluppa un discorso artistico diverso: le sue sculture rappresentano esseri umani, con forme essenziali ma perfettamente delineate, ritratti quasi sempre in piedi, eleganti ma non fieri, mai boriosi. La scelta del materiale racconta di un legame speciale con la natura: la figura umana semplicemente eretta, a grandezza naturale, con lo sguardo lontano, fissata nel legno, con le sue venature, le imprecisioni e le tonalità, trasmette un senso di estremo rispetto della terra, quasi che l’uomo sia immobile e silenzioso spettatore, in drammatica attesa di rivelazione.

Emerge la dicotomia tra gli opposti: c’è una gentilezza nell’incisione, una tale morbidezza di linee sulle superfici levigate, che poi improvvisamente vengono increspate, grattate con la raspa, fino a creare texture spinose, pungenti e irregolari. E ancora ci sono figure ricoperte di resina o cera, che simbolicamente protegge ma allo stesso tempo danneggia l’opera: pur aderendo come una seconda pelle ne modifica comunque le forme, ne brunisce la superficie e la rende rugosa, ma regala un luccichio nuovo agli occhi vacui.

Le opere più recenti sono addirittura bruciate: alle figure viene dato fuoco finché non rimane che legno nero con profonde spaccature, che non permettono più di riconoscerne i tratti originari.

Una rappresentazione non idilliaca dell’essere umano, certo, ma di una plasticità che riempie lo spazio di nuovi linguaggi esistenziali.

Per approfondire: www.arondemetz.com                 

Espositori Artefiera 2013: www.barbarapaciartgallery.com (SOLO SHOW); www.galleriagoethe.it

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L’opera di Fulvio Di Piazza, siciliano, classe 1969, è riconducibile alla corrente del Surrealismo Pop, nata nella West Coast statunitense alla fine del secolo scorso, e caratterizzata dalla coesistenza di elementi “alti”, tipici della pittura tradizionale, e di elementi “bassi”, mutuati dalle sottoculture emergenti: fumetto, fantascienza, grafica, cartoon, insieme alla storia dell’arte classica. Di Piazza è un creatore di mondi fantastici: alternativi alla realtà per le ambientazioni, si originano però da essa, dando vita a vere e proprie visioni ipnotiche, che si discostano in parte dal patinato pop surrealista. L’opera racconta l’avventura, la fantascienza, l’horror, il fantasy, la favola, l’assurdo, il grottesco e il paradossale, in un mix originalissimo.

In questi scenari di una natura liberata dagli schemi classici non vi è traccia dell’essere umano. Lo sguardo dell’autore è gentile e poetico, mai sarcastico, ironico nella sua simbologia, e la cura di ogni minimo dettaglio definisce un linguaggio pittorico privo di gerarchie: l’assenza dell’uomo permette di dare nuovo risalto agli elementi che normalmente fanno da sfondo alla sua avventura, riuscendo comunque a comunicare emozioni – e ad esprimere disagi – tipici della natura umana.

I lavori più recenti, esposti l’estate scorsa alla prima personale statunitense (Ashes to Ashes – Jonathan LeVine Galley  – NY), rappresentano una nuova dimensione, fortemente apocalittica: un immaginario vulcanico in cui da dense coltri emergono figure fluttuanti attraversate da una fitta venatura di canali di lava rossa, come potenziali pire sospese. L’artista qui esplora la distruzione totale, mantenendo viva la speranza grazie al concetto di entropia. Ecco quindi il doppio significato delle ceneri, come residuo della combustione e come inizio di un nuovo ciclo della materia: la fenice perpetua della vita.

Per approfondire: www.bonelliarte.com
Espositori Artefiera 2013: www.bonelliarte.com
(Ringrazio Paola per le preziose informazioni)

Simona

1 Commento

Archiviato in Recente passato

Una risposta a “Prendi l’arte…

  1. Antonio Consoli

    Brava, come sempre. Messo in FB. Di Piazza pare non essere affatto male. Grazie Lithien, alla prossima!

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