Archivi del mese: febbraio 2013

La sintassi creativa: il linguaggio umano e la comunicazione delle specie animali

il_570xN.177896559Il linguaggio verbale umano è espressione creativa. Lo sostengono i teorici della grammatica generativa, il settore della linguistica inaugurato intorno alla metà del secolo scorso dal filosofo statunitense Noam Chomsky.

Nel periodo precedente alla nascita della disciplina la conoscenza del linguaggio presentava tratti ambigui e misteriosi. Si ipotizzava che esso avesse raggiunto l’attuale livello tra i 150.000 e i 70.000 anni fa, benché le ragioni del suo sviluppo non fossero chiare. Alcuni ne ipotizzavano il valore adattivo: la capacità linguistica si è evoluta per permettere agli esseri umani di comunicare; ma secondo altri, come Stephen Gould e lo stesso Chomsky, il linguaggio non è altro che “l’effetto collaterale” del processo di selezione di altre abilità. Di supporto empirico a queste ipotesi neanche l’ombra. Ecco perché, già nel 1866 la Société Linguistique de Paris decise di non accettare più le continue comunicazioni sull’origine del linguaggio. Continua a leggere

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Non Solo Louvre

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L’artista è consapevole?, io credo di no. Non sempre comunque.
A volte l’umiltà e la semplicità delle persone le rendono inconsapevoli del fatto che quello che stanno componendo, disegnando o scrivendo che dir si voglia, possa renderlo un artista agli occhi di chi abbia a che fare con la sua opera.
Mozart ad esempio sviluppò l’orecchio assoluto all’età di tre anni quindi è probabile che quello che faceva gli venisse davvero molto…naturale, inconsapevole di quello che sarebbe divenuto un giorno per i posteri; Van Gogh ubriaco in un vicolo, dubito abbia mai pensato seriamente che le sue opere potessero essere valutate milioni.
L’arte, la creatività, l’inventare qualcosa che soddisfi il senso estetico e trasmetta delle emozioni…che trasmetta delle emozioni.
Certo, amici miei, ho scomodato persone importanti per questo esempio e non le porto certo a pietra di paragone con il mio autore di oggi, ma volevo dirvi che l’arte è tutto e niente e quello che oggi non conosciamo, in futuro potrebbe essere preso in grande considerazione.
Detto questo ci portiamo nella splendida Parigi, dove nel giugno del 57 nascono Joelle Audouin-Rouzeau, pittrice ai giorni nostri, e sua sorella gemella Frédérique che impareremo a conoscere con lo pseudonimo Fred Vargas.

 

Pensate, la scrittura non è nemmeno la sua occupazione principale (anche se sono convinto che sia la più remunerativa). Fred Vargas di professione è archeozoologa e medievalista!, si getta talmente a capofitto sul lavoro da prendersi tre settimane di ferie l’anno, che dedica alla scrittura come gran parte del suo tempo libero.
Il suo primo romanzo “les jeux de l’amour et de la mort” esce in Francia nel 1986 mentre in Italia la scopriremo solo nel 2000 con “Io Sono Il Tenebroso”. La bibliografia di Fred Vargas è quasi completamente composta da due serie narrative, quella dei tre evangelisti, tre esperti di differenti epoche storiche che si ritrovano a risolvere casi di omicidio insieme ad un parente ex poliziotto e quella del commissario Jean Baptiste Adamsberg, lo “spalatore di nuvole” che risolve i casi col suo modo apparentemente casuale di capire le meccaniche di un crimine, con il suo tanto geniale quanto inusuale modo di pensare.
ImageLo stile della Vargas, elegante ma mai pretenzioso, segnato da una ricerca della musicalità nella scrittura che aimè si perde molto nella traduzione, è giustamente influenzato dalla sua professione con un’ottima cura dei particolari e un gusto per i personaggi che appartiene a pochi eletti. La violenza non è assente dalle sue storie, sono ambientate ai giorni nostri d’altronde,  ma è rappresentata quasi sobriamente in modo da personalizzarne ancor di più lo stile. Soprattutto nella serie di Adamsberg, le trame si snodano tra i misteri del sovrannaturale, vampiri, licantropi e fantasmi compongono storie che spesso trovano soluzione nella logica, logica però che a volte non chiude la porta al mistero. Avvicinandovi a questa serie non potrete evitare di esere affascinati, come vi dicevo dai personaggi, la loro evoluzione nel proseguire della serie è geniale senza essere invadente. Il capitano Danglard, enciclopedia vivente, così diverso dal suo commissario ma così necessario, Camille Forestier, eterna non-fidanzata di Adamsberg, compositrice di colonne sonore, idraulica e camionista!!, Violette Retancourt, corpulenta tenente dalle infinite doti, il figlio del commissario…così simile a lui, il vicino di casa spagnolo con le sue credenze particolari che trovano poi sempre riscontro, e tanti, tanti altri che non cito per non venirvi a tedio.
Come il nostro mai abbastanza apprezzato Andrea Camilleri ha fatto per il suo Montalbano, anche Fred Vargas ha partecipato alla release televisiva delle avventure di Adamsberg contribuendo a creare alcuni film per la tv che hanno avuto un ottimo seguito in Francia e nei quali il commissario è interpretato da Jean-Hugues Anglade.

 

I romanzi del ciclo di Adamsberg sono:
1990 L’uomo dei cerchi azzurri
1999 L’uomo a rovescio
2001 Parti in fretta e non tornare
2002 Scorre la Senna
2004 Sotto i venti di Nettuno
2006 Nei boschi eterni
2008 Un luogo incerto
2011 La cavalcata dei morti

 

Mentre i romanzi del ciclo dei tre evangelisti sono:
1995 Chi è morto alzi la mano
1996 Un po’ più in la sulla destra
1997 Io sono il tenebroso

 

E con questo amici miei, buona lettura!
Il vostro lettore ignorante
Yuri

 

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Prendi l’arte…

In occasione della 37° edizione di Artefiera, La Terza Pagina ha visitato l’esposizione: condivido l’aforisma di Mimran come chiave di lettura per commentare ciò che mi ha più colpito.

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Nel 2013 ad Artefiera un po’ di cose sono cambiate: la nuova direzione artistica, per cominciare, che ha originato un nuovo approccio a spazi e contenuti. E’ stata allestita un’apposita area – ITALIAN STORIES – per rileggere la storia dell’arte italiana attraverso le opere degli espositori. Inoltre, la sezione SOLO SHOW, in cui le gallerie hanno proposto allestimenti monografici su un singolo artista. Sempre più rilevante lo spazio dedicato alle giovani gallerie: artisti esordienti e progetti sperimentali per conoscere le ultime tendenze dell’arte moderna.

Un’edizione ben riuscita, con un afflusso di pubblico sempre maggiore, anche grazie alle iniziative collegate alla città di Bologna, in cui la notte bianca dell’arte si è evoluta nel progetto ART City: un circuito di eventi, installazioni ed allestimenti, legato alla manifestazione fieristica, che ha permesso di dare visibilità ed ampio respiro ad esposizioni più durature e libero accesso al patrimonio artistico locale.

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