Archivi del mese: giugno 2012

Difformità d’essere: Uno, nessuno e centomila

Edito nel 1926, inizialmente come romanzo a puntata sulla rivista “Fiera letteraria”, Uno, Nessuno, Centomila è l’ultimo romanzo di Luigi Pirandelo, autore italiano insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934.
Vitangelo Mascarda personaggio banale e ordinario vive grazie alla rendita ricavata dalla banca ereditata dal padre; le giornate trascorrono tranquille, il tempo, scandito dalle classiche lancette dell’orologio, scorre implacabilmente senza rilevanti scossoni. Continua a leggere

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Diverso da tutti (parte II)

(continua dal post precedente: http://laterzapagina.org/2012/06/11/diverso-da-tutti-parte-i/)

Il potere oscuro del Mago scatena in tutti i personaggi mutamenti insospettabili. Le quattro identità che gli fanno da contraltare hanno inizialmente personalità apparentemente finite e definite, quasi a formare con il quinto – il malvagio – un pentacolo rappresentativo delle diverse incarnazioni dell’animo umano. Ma l’imminente pericolo origina un’evoluzione di pensiero e di azione che ne sfuma i profili, costringendoli a confrontarsi con i propri limiti e le rispettive paure, tanto che appare inevitabile combattere usando anche armi occulte.

Margaret ha perso ogni controllo della propria volontà, manipolata dal perverso Haddo. Fisicamente sembra sempre la stessa, ma ha acquisito una passionalità languida che la rende luminosa e sensuale, libera da un contegno quasi stucchevole. La progressiva perdita della già scarsa umanità di Haddo viene invece compensata da un generoso acquisto di peso, quasi che il suo sia un essere mostro nell’anima e nel corpo.

Arthur, eroe pragmatico che derideva qualsiasi speculazione mistica, recupera memoria dell’infanzia vissuta in un oscuro Oriente popolato di misteriosi riti, ed approccia con autentico coraggio la lotta impari che lo attende. Il dottor Porhoët, che vive consapevolmente il conflitto tra scienza e superstizione, mantenendo però un possibilismo immobile, si presta a dare vita ai rituali così tanto studiati e mai realmente eseguiti. La compassata Susie, dapprima incuriosita dalle scienze occulte, che investigava con divertita ironia, svela il suo amore non corrisposto accettando persino di mettere a rischio la vita.

La battaglia finale è esclusivamente fisica, e mette a confronto due diverse scelte di campo nell’essere uomo. Riusciranno la forza dell’onestà e del coraggio ad illuminare gli abissi più oscuri della natura umana?

Maugham inventa un demone decisamente inconsueto, privo delle usuali manifestazioni soprannaturali del gotico. Non c’è possessione, né mutazione genetica, né alcuna influenza innaturale che possa giustificare una tale malignità. E anche la religione perde ritualità, poiché non incarna l’archetipo (molto stantio) della suprema salvezza dal mostro; anzi la figura del creatore viene usata solo come termine di paragone. Sono ossessionato dal desiderio di essere come Dio – dice Haddo, che richiama senz’altro il mito di Faust, ma non ne ricalca la grandezza, né i sommi scopi. Non gli serve stringere alcun patto, è egli stesso il vero demonio.

Un romanzo moderno, che tratta di un’umanità diversa, deviata e deviante, tale da soggiogare la psiche altrui con sottili tecniche di manipolazione. Qui il male è ancora più inquietante, poiché non deriva da una contaminazione infernale, ma dall’esaltazione degli umani vizi più empi: il disprezzo per la vita, il delirio della conoscenza, il desiderio di onnipotenza, la sfida della creazione.

Di scottante attualità, poiché il confronto con la diversità, sia essa di ispirazione per raggiungere le vette più alte dell’espressione umana, sia invece di natura malvagia e prepotente, lascia tuttora smarriti.

Perché costringe inevitabilmente a mettere in discussione le certezze granitiche, a farsi domande imbarazzanti, a sondare gli angoli più nascosti e sconosciuti del proprio intimo. Ma, che sia per difendersi da un tentativo di ingerenza o semplicemente per cogliere nuove insospettate sfumature della natura umana, confrontarsi con ciò che è diverso insegna a sviluppare lo spirito critico. E la consapevolezza è decisamente l’antidoto più efficace alla povertà di spirito.

Lithien

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Roy Paci: fiato alle..Diversità!

Vi rendiamo partecipi del tempo trascorso col talentuoso cantautore e trombettista (che mezzo mondo c’invidia) Roy Paci. Roy si conferma la persona che conoscevamo già grazie alle sue creazioni musicali: solare e positiva ma anche diretta e senza fronzoli (come piace a noi) nonché profonda, quando serve.

Disquisiamo ancora, come per tutto il mese di Giugno, sulla Diversità.

Buona visione.

Massimo Biondi

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Uguaglianza e diversità

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri”.
È con queste parole che lo scrittore britannico George Orwell propone la sua idea di uguaglianza e di diversità. L’occasione è “La fattoria degli animali”, romanzo del 1945 e j’accuse allo stalinismo che, pur nato da premesse egualitarie quanto idealistiche, rappresentò una delle forme più palesi di totalitarismo.
Le rivoluzioni occidentali hanno rappresentato un’occasione allettante di rivendicazione dell’uguaglianza. Come nel caso di quella francese, il cui motto “liberté, égalité, fraternité”, risuona fra le note dell’inno nazionale; e di quella americana, al termine della quale venne sancito il principio di uguaglianza giuridica tra conquistatori e conquistati.
Ma l’Italia rappresenta un modello atipico. Non ha mai dato vita a una rivoluzione. Sarà per questo che, durante le ultime settimane abbiamo assistito a una serie di situazioni basate sull’ostentazione della diversità, quasi passate in sordina. Due su tutte. Continua a leggere

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I AMsterdam

I AMsterdam è il motto scelto dal comune della capitale olandese nel 2004, affinché tutti possano identificarsi con la città più multietnica d’Europa, dove risiedono circa 760 mila persone di oltre 170 nazionalità. Fin dalla sua fondazione, nel XIII secolo, ha sempre accolto le persone discriminate per motivi religiosi, razziali, sessuali, politici. Questa mescolanza ha creato, nel corso dei secoli, una società multiculturale, tollerante e stimolante.

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La diversità raccontata da Vasco Rialzo

Vasco Rialzo, lo scrittore bolognese conosciuto come il fondatore del genere letterario techno, si racconta ai lettori di la terza pagina nella cornice del Gessetto di Bologna, fra riflessioni letterarie e qualche aneddoto sulla sua città.
Bibliografia completa: http://vascorialzo.blogspot.it/

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Diversita’ e Omologazione


Se si considera la moda come l’espressione di una cultura bisognerà non sottovalutare la sua caratteristica omologante. In una società’ globalizzata, infatti, é più facile che mai trovare gli stessi vestiti nelle stesse boutique, ovunque nel mondo. Le case di moda si fondono così in gusti simili, dettati dal trend stagionale.

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La letteratura Europea. La ricerca di una identità comune attraverso la Diversita’.

Ciò che è alla base della costruzione di una competenza letteraria e culturale europea è l’interazione tra l’identità e la differenza, l’identità e la diversità (Guy Achard-Bayle – Université de Metz)

La difficoltà di pensare l’Europa è innanzitutto questa difficoltà di pensare l’uno nel molteplice, il molteplice nell’uno (E. Morin, Pensare l’Europa).

Amici  di bagaglio a mano, nel pensare al tema della diversità il nostro viaggio nella letteratura non può che portarci in Europa. La letteratura del vecchio continente si caratterizza per la forte diversità linguistico-tematica delle opere ma anche per l’esistenza di una base di valori comuni che ne tratteggiano  l’identità. Continua a leggere

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Gianluca Morozzi racconta la diversità

Scrittore e chitarrista bolognese, classe 1971. Gianluca Morozzi esordisce nel 2001 col romanzo “Despero”, la storia di Karba, il peggior chitarrista del mondo e della sua band, i Despero appunto. Ma il successo arriva nel 2004 con “Blackout”, un thriller quasi interamente ambientato in un ascensore, che tuttavia è anche una denuncia sociale. “Blackout” è stato tradotto in Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e Germania e nel 2007 ha ispirato l’omonimo film di Rigoberto Castañeda. Continua a leggere

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Storia di una diversa: Veronika decide di morire

“I miei genitori avrebbero preferito che scegliessi un lavoro più rassicurante: il medico o magari l’avvocato; ma io ero già nato con i capelli spettinati”; è con queste parole che Paulo Coellho cerca di descrivere se stesso, la sua infanzia e cosa voglia dire essere stato generato con l’etichetta di “diverso”, in una società altamente conformista e che non lascia spazio alla libera espressione dell’io individuale.
Si è diversi se non ci si adegua alla massa, se si indossa l’abito di un colore anziché di un altro, o semplicemente se si sogna di diventare scrittore e non calciatore. Nessuno più dell’autore brasiliano, una delle voci maggiormente risonanti nel panorama letterario mondiale, sa cosa voglia dire vivere sulla propria pelle questo disagio; ricordando con vivido fervore gli anni trascorsi in un istituto psichiatrico e riportando sulla carta questa esperienza in uno dei suoi maggiori capolavori: “Veronika decide di morire”.
Il romanzo è la storia di una ragazza qualunque: mediamente brillante, più o meno felice, tendenzialmente insoddisfatta; è una donna come tante, che porta sulla pelle le cicatrici di un’esistenza vissuta sotto il segno dell’inerzia. Gli eventi l’hanno trascinata sin dove è ora; non ha preso mai consapevolmente una decisione, ha semplicemente lasciato che la vita le scivolasse addosso.
Il problema per Veronika sopraggiunge quando assume la consapevolezza di questa sorta d’impotenza di vivere; simile ad un Oreste alfieriano o al celebre Jacopo Ortis foscoliano, questa vede il suicidio non come atto eroico, ma come unica soluzione all’impossibilità di vivere. Ed è così che Veronika decide di morire.
« L’undici novembre 1997, Veronika decise che era finalmente giunto il momento di uccidersi »; è con questo incipit lapidario che parte il romanzo. Nonostante l’assoluta convinzione, dettata da una maniacale propensione al controllo degli eventi, che la portava a credere di poter sceglier il momento giusto nel quale cessare la propria esistenza, la ragazza viene salvata in extremis. All’interno dell’ospedale psichiatrico però, il medico le comunica un qualcosa che, almeno in apparenza dovrebbe rassicurarla: in seguito al tentato suicidio, il suo cuore è stato gravemente compromesso; le restano pochi giorni di vita.
Lo spannung si ha proprio qui; il non avere più il controllo sul proprio corpo, il non poter decidere quando sia meglio vivere o morire. La consapevolezza accentuata dal trascorrere implacabile delle ore, che la sua fine è vicina e non è stata lei a stabilirla, il contatto con gli altri pazienti della casa di cura, i quali, non hanno paura di dire ciò che pensano, perché in fin dei conti, hanno il vantaggio di essere considerati pazzi, la portano a comprendere quanto la vita sia importante per lei, sino a giungere all’imprevedibile epilogo, vero tocco di genio del romanzo. Veronika così come gli altri pazienti della clinica “Villete” è una diversa, ma non nel senso più bieco e irrispettoso del termine quanto con il significato di unica, peculiare. In quel grande mosaico che è la vita, pochi sono i tasselli che hanno il privilegio di distinguersi dagli altri; vuoi per forma, colore o intensità, questi avranno sempre qualcosa in più rispetto gli altri e Veronika proprio come una di queste tessere ha il raro privilegio di potersi definire diversa.

Valentina Nesi

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